7 Domande sulla mia prima esperienza con il Reiki: un incontro con l’energia vitale

Reiki trattamento

La prima volta non si scorda mai, ed è stato esattamente così anche per il mio primo incontro con il Reiki. Se oggi, a distanza di quasi trent’anni da quel momento, questa energia fa ancora parte del mio quotidiano, è perché quel giorno si è acceso qualcosa che era rimasto sopito per troppo tempo.

Voglio raccontarti cosa mi è successo, rispondendo a quelle domande che tutti si pongono prima di sdraiarsi su quel lettino per la prima volta, per capire se il Reiki può davvero essere un cammino di guarigione spirituale e di ritorno a casa.


1. Cosa si sente durante un trattamento Reiki? La mia prima volta contro l’ansia

La prima volta che mi sono sottoposto a un trattamento di Reiki è stata per cercare sollievo dall’ansia e dagli attacchi di panico. Dopo aver provato diverse soluzioni, decisi di affidarmi a questa nuova esperienza.

L’impatto emotivo fu immediato: i profumi della stanza, l’ordine armonioso, le geometrie sacre degli oggetti, i mantra e le immagini dei maestri appesi alle pareti — tutto emanava una sensazione di pace profonda, di quelle che raramente si provano nella vita. Una quiete intensa, quasi indescrivibile.

Le mie sensazioni sul lettino:
• Ondate di caldo e freddo alternate, accompagnate da brividi improvvisi.
• Rigidità antiche che iniziavano lentamente a sciogliersi.
• Una sensazione simile a una bevanda calda che scorre dentro e ti rilassa.
• Un ritmo di espansione e ritorno, come se l’energia respirasse insieme a me.

A tratti il corpo sembrava alleggerirsi, quasi elevarsi, per poi tornare a percepire il suo peso fisico. In tutto questo, sentivo una presenza d’Amore profondo — materno e spirituale — che avvolgeva ogni parte di me, specialmente il cuore, che in quel periodo viveva chiuso e appesantito.


2. Cosa succede dopo una seduta di Reiki? Il finto peggioramento e i sogni vividi

Nei giorni successivi alla prima seduta, ti aspetti che quella sensazione di pace rimanga per sempre. Ma presto la vita quotidiana torna ad assorbirdi con le sue dinamiche frenetiche, e nasce una sorta di conflitto interiore: i problemi sembrano voler ritrovare il loro spazio. A volte, il loro ritorno li rende perfino più intensi.

Non è subito, nei primi due giorni, che te ne accorgi; ma poi tutto può sembrare addirittura peggiorare. È una dinamica comune a molti trattamenti energetici, ma in quella fase dentro di te qualcosa è cambiato: un seme è stato piantato.

Dopo ogni trattamento, infatti, cambiano molte cose sotto la superficie:

  • I sogni tornano più vivi, più colorati e più profondi.
  • Ti riscopri più calmo, più leggero e più coraggioso nell’affrontare i tuoi limiti.
  • Senti nel profondo che, in modo sottile e silenzioso, la fiducia rimane come un piccolo faro interiore.

3. Il Reiki è pericoloso o va contro la fede cristiana?

All’inizio, conoscendo poco della materia, mi sono affidato soprattutto alle sensazioni. Sentivo una connessione profonda con lo Spirito, anche se non sapevo darle un nome. Dentro di me, però, c’erano dubbi e resistenze: la mia formazione cristiana, molto radicata, mi metteva di fronte a un conflitto interiore.

“Sto facendo qualcosa che non appartiene alla mia fede?” mi chiedevo.

Ma poi, nella dolcezza e nell’intensità di quell’amore spirituale che percepivo durante i trattamenti, non potevo che riconoscere un’altra espressione di Dio. Forse, addirittura una delle più concrete che avessi mai sentito. Col tempo ho compreso che il Reiki non è una religione: è un linguaggio dell’anima che attraversa tutto e tutti, un processo che accende lampadine interiori e risveglia la consapevolezza.


4. Reiki a distanza ed effetto “farmaco”: il rischio della dipendenza

Dopo alcune sedute, si creò un legame molto forte con l’operatore. Forse troppo. In quel periodo difficile, la sua presenza mi rassicurava: sapevo che poteva mandarmi Reiki a distanza ogni volta che ne sentivo il bisogno, e questo mi faceva stare meglio.

Ma con il tempo mi resi conto che quella dipendenza non era del tutto sana. Chiedevo l’energia come se fosse un farmaco da assumere “al bisogno”. L’ansia è una tempesta complessa, e quando arriva tendiamo a cercare qualsiasi appiglio pur di ritrovare equilibrio. Fu proprio questo bisogno continuo di conforto che mi spinse a un passo nuovo: imparare a fare Reiki da solo, prendendo il Primo Livello per comprendere davvero cosa stava accadendo dentro di me.


5. Quando il trattamento non basta più e il Reiki diventa un cammino

Arriva un momento in cui non è più sufficiente ricevere l’energia dagli altri: senti il bisogno di viverla in prima persona. Scoprii che il Reiki fluisce con la stessa purezza, che provenga da te o da un’altra persona. È come una melodia che può essere suonata con strumenti diversi, ma conserva sempre la sua essenza.

Col tempo inizi a distaccarti dal tuo Master Reiki — se è un buon insegnante, ti lascia andare e ti incoraggia a camminare da solo. Ma allo stesso tempo, è come se arrivasse una presenza guida, invisibile ma costante, che ti accompagna passo dopo passo nel ritmo e nella luce del tuo cuore.


6. Che differenza c’è tra Reiki e Preghiera?

Non credo che il Reiki sia una forma di preghiera, ma sicuramente ti aiuta a trovarla. Non è un contatto diretto con il Divino, quanto piuttosto una strada che ti conduce a ricercarlo dentro di te, aprendo una connessione intima con l’anima.

La preghiera, per me, ha una vibrazione propria, diversa, eppure non opposta. Reiki e preghiera possono convivere, persino fondersi: due vie che scorrono parallele e che si incontrano nello stesso spazio di pace interiore.


7. Il Reiki come “Ritorno a Casa”: cos’è la vera guarigione spirituale?

Oggi il Reiki è diventato una pratica famosissima, a volte persino trasformata in un movimento collettivo. Io non mi riconosco in questa dimensione di massa: per me rimane qualcosa di intimo, una presenza silenziosa che vive nel quotidiano, una casa interiore a cui torno quando ho bisogno di ritrovare equilibrio.

Non mi ha cambiato: ha semplicemente acceso parti di me che erano sopite. Se dovessi dare una definizione di guarigione spirituale, direi che significa proprio questo: ritornare a casa, in quel luogo protetto dove riponiamo tutto ciò che siamo per viverlo liberamente.

🎵 Un consiglio per la tua pratica: Se vuoi sperimentare queste sensazioni o hai bisogno di un sottofondo ideale per i tuoi trattamenti, sul mio canale YouTube @laperlablu trovi musiche dedicate al Reiki progettate per favorire questo stato di profondo rilassamento.

Se dovessi lasciare un messaggio a chi si avvicina a questo mondo per la prima volta, ti direi solo questo: almeno una volta nella vita, provalo. Non come tecnica, ma come incontro. Potrebbe essere il tuo primo passo verso casa.


E tu cosa hai provato la tua prima volta?

Hai mai sperimentato il Reiki o hai dei dubbi legati alla tua spiritualità che ti frenano? Se ti va di condividere la tua esperienza o hai una domanda, scrivimelo nei commenti qui sotto. Sarà un piacere confrontarci!

Non esistono dolore e sofferenza, ma solo spinte alla ricerca della verità che è in noi.

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"Un blog dedicato alla crescita interiore, dove condivido esperienze personali, studi su yoga, meditazione ed energia, unendo saggezze di diverse tradizioni spirituali per aiutare le persone a diventare più consapevoli."

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