
Introduzione su Chakra e coscienza
Benvenuti in questo approfondimento dedicato al rapporto tra chakra e coscienza. Si tratta di un tema complesso ma affascinante, che apre la strada a una nuova comprensione della nostra natura interiore. Ogni chakra non è soltanto un centro energetico isolato, ma parte di una rete dinamica che interagisce con i diversi piani della coscienza e con le aure che avvolgono il nostro corpo.
In questo articolo riprendiamo i concetti spiegati nel suo (che puoi guardare cliccando l’immagine sopra dell’articolo), dove viene esplorato il legame profondo tra chakra, aure e coscienza, e l’importanza di considerare i centri energetici non in modo separato, ma come parti di un sistema unitario.
I piani della coscienza e i chakra corrispondenti
La coscienza non si limita alla sola esperienza fisica, ma si muove costantemente attraverso vari piani: fisico, emozionale, mentale e spirituale.
Ognuno di questi piani è collegato a specifici chakra e a corrispondenti campi energetici, chiamati aure.
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Il piano fisico è connesso al primo e al secondo.
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Il piano emozionale o astrale è collegato al terzo (plesso solare) e al quarto (cuore).
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Il piano mentale si riflette nel quinto (gola) e nel sesto (ajna, situato tra le sopracciglia).
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Il piano spirituale o mentale superiore trova corrispondenza nel settimo chakra, ma anche in altri centri oltre i sette tradizionali.
Questa suddivisione ci permette di comprendere come chakra e coscienza facciano esperienza non solo nella dimensione materiale, ma anche in spazi interiori ed energetici che spesso sfuggono alla percezione ordinaria.
Le aure: campi energetici e livelli di coscienza
Ogni chakra è legato a una specifica aura, cioè a un campo radiante che circonda il corpo.
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Aura fisica: è la più vicina al corpo materiale ed è collegata al primo e al secondo chakra. Comprende gli aspetti energetici legati alla vitalità e al radicamento.
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Aura emozionale (o astrale): più ampia e di forma ovale, è connessa al terzo e al quarto chakra. Racchiude emozioni, sentimenti e relazioni affettive.
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Aura mentale: associata al quinto e al sesto chakra, rappresenta i pensieri, gli schemi mentali e la capacità di esprimersi.
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Aura spirituale o mentale superiore: legata al settimo chakra e a centri superiori, è la più esterna e sottile, connessa agli stati elevati di coscienza.
È importante sottolineare che chakra e aure non sono compartimenti chiusi: le energie e le informazioni scorrono continuamente tra di loro, creando un flusso dinamico che riflette l’interazione della coscienza con la realtà.
Che cos’è la coscienza?
Per comprendere a fondo il rapporto chakra e coscienza, bisogna interrogarsi sul significato stesso di coscienza.
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Secondo il dizionario Treccani, la coscienza è la consapevolezza che il soggetto ha di sé, del mondo esterno e delle proprie attività interiori.
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Per la psicologia, è una qualità della mente che include la soggettività, l’autoconsapevolezza, la conoscenza e la capacità di rapportarsi all’ambiente.
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In alcune tradizioni religiose e spirituali, la coscienza è considerata eterna: non si estingue con la morte ed è presente anche prima della nascita.
Un insegnamento citato nel video aggiunge un punto fondamentale: il maestro di Fabrizio definiva l’anima come la somma tra coscienza ed energia. Questo concetto permette di capire come lo sviluppo interiore sia il risultato dell’incontro tra presenza consapevole e flusso energetico vitale.
Lavorare su un solo chakra: è davvero efficace?
Un tema ricorrente nelle discipline energetiche è quello dei chakra bloccati. Spesso si sente parlare, ad esempio, del quarto chakra bloccato, associato a difficoltà nel provare sentimenti o nel vivere relazioni armoniose.
La domanda che Fabrizio pone è: ha senso lavorare soltanto su un chakra quando si manifesta un problema?
L’esperienza mostra che un lavoro mirato può portare miglioramenti, ma raramente rappresenta la soluzione completa. Questo perché i chakra sono strettamente collegati tra loro:
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un cuore chiuso può avere radici emotive nel terzo chakra,
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schemi psichici rigidi collegati al sesto,
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o difficoltà di comunicazione legate al quinto.
Limitarsi a intervenire solo sul chakra del cuore significa trattare un sintomo senza indagare le cause più profonde.
La metafora proposta è quella della palestra: se vogliamo rafforzare le braccia o le gambe, non possiamo allenare un solo muscolo isolato, ma dobbiamo lavorare sull’intero gruppo muscolare. Allo stesso modo, nei chakra è necessario intervenire su un insieme di centri per ottenere un riequilibrio reale.
Chakra, aure e miglioramento della coscienza
Lavorare sui chakra in maniera integrata permette di migliorare il rapporto tra chakra e coscienza:
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sciogliere blocchi energetici,
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migliorare lo stato emotivo e mentale,
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rafforzare la struttura interiore,
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favorire un’espansione della coscienza.
Il grande vantaggio di questo approccio è che elimina progressivamente gli ostacoli che impediscono alla coscienza di trasformarsi. Più i chakra e le aure vengono armonizzati, più la coscienza diventa stabile, lucida e capace di esprimersi in modo evolutivo.
Video: Chakra e coscienza spiegati in dettaglio 🎥
Per approfondire tutti i concetti trattati, ti invito a guardare il video completo di Fabrizio della Perla Blu, dove viene spiegata in modo chiaro e diretto la relazione tra chakra, aure e coscienza:
👉 [Vai direttamente al video qui]
Conclusione
In merito al tema dei chakra e coscienza bisogna considerare che essi non sono elementi isolati, ma componenti di una complessa architettura interiore in cui si intrecciano energia e coscienza. Solo adottando una visione d’insieme possiamo comprendere come i diversi piani — fisico, emozionale, mentale e spirituale — siano collegati tra loro.
Il lavoro energetico sui chakra e coscienza non è dunque un semplice esercizio, ma un percorso di consapevolezza che ci aiuta a riconoscere i nostri blocchi, a trasformarli e a crescere interiormente.
👉 Guarda il video completo per entrare ancora più a fondo nell’argomento e continua a seguire gli approfondimenti dedicati al mondo dei chakra e della spiritualità.






Ciao Fabrice, volevo chiederti un’opinione. Trovo affascinante come, nell’ambito orientale ed esoterico, cambi la disposizione dei corpi sottili e dei piani a essi collegati. Quando si lavora con i vari corpi, non parlo del tuo ambito energetico ma di quello esoterico, faccio fatica a classificare la dimensione in cui si colloca un determinato corpo o piano, perché ogni tradizione lo percepisce in modo diverso. La distinzione tra chi pratica a livello esoterico e chi lo fa a livello energetico è evidente. E mi chiedo, se non abbiamo accesso diretto alle dimensioni superiori, come il piano buddhico, nirvanico o atmico, come possiamo davvero classificare il piano in cui questi corpi dimorano? Per esempio, quando cerco informazioni sul mio albero genealogico, mi ritrovo a lavorare sul chakra del plesso, entro quindi nell’aura astrale e mi sento connessa alla quarta dimensione, dove questa sembra collocarsi. Se già tra approcci esoterici ed energetici la disposizione non è univoca, e ci sono differenze anche tra tradizioni esoteriche, diventa troppo mentale cercare di incasellare tutto. Non è forse più immediato agganciarsi direttamente alla frequenza, piuttosto che cercare di calcolare un numero infinito di dimensioni, considerando che chakra e corpi sottili e corrispettivi piani collaborano su più livelli? Spiegarlo è complicato, figuriamoci quando si è in stato di canalizzazione. Molti operano intuitivamente, senza pensarci troppo, ma quando si studia la teoria, la domanda sorge spontanea. Grazie mille se vorrai condividere il tuo punto di vista 🙏✨
Eccomi Sara come promesso, scusami per il ritardo ma, la settimana è stata molto impegnativa! e per risponderti ci vuole il giusto tempo. Vorrei dividere la risposta in più parti. Iniziamo con il dire che sono sguardi diversi o meglio prospettive di osservazione diverse della stesso oggetto osservato. Partiamo da presupposto che la natura energetica non è ciò che pensiamo di sapere e quindi vediamo. Essa appare a noi secondo il nostro livello di consapevolezza e non appare comunque in ciò che crediamo di vedere, perché su questo piano (mentale) è solo la proiezione e quindi una mera interpretazione. La chiaroveggenza è l’unico metodo che si avvicina, ma anche questo dipende dal nostro piano di evoluzione e di unione con Dio attraverso la nostra anima. Poi occorre specificare che l’energia e ciò che vediamo di essa è su un piano che corrisponde a quello in cui ci troviamo in quel momento, ma coesiste anche in altri con strutture diverse e qui si apre un capitolo infinito a cui non ho molto accesso in questo momento.
Secondo punto e prendo la tua affermazione ad esempio: “quando cerco informazioni sul mio albero genealogico, mi ritrovo a lavorare sul chakra del plesso, entro quindi nell’aura astrale e mi sento connessa alla quarta dimensione”. Qui confermi il discorso di prima, perché ti sposti su un punto di osservazione. Ti faccio un esempio: Se devo osservare qualcosa che accade intorno a casa in un punto preciso perché richiamato nella mia attenzione, mi sposto il più vicino ad esso. Ma, è solo una prospettiva, che mi fa perdere la visione d’Insieme. Pertanto, dovrò spostarmi in un punto di osservazione che mi permetta di vedere meglio in modo più completo. Ragionando in termini umani potremmo dire che dall’alto vedo l’insieme, ma non il dettaglio. Questo però è come l’uomo osserva in questa dimensione. Nello spirito potremmo dire mi sposto nel 7mo Chakra, ma perdo l’altra visione quella che specificavi prima del plesso solare. E se ti dicessi che nulla di tutto ciò è vero e nello stesso tempo lo è? sarebbe paradossale ma, il mondo dell’energia non ragiona in termini umani e dimensionali. Per lavorare con essa bisogna pensare che tutto coesiste nello stesso tempo e nello stesso spazio e che ragionare in termini univoci e quindi prendendo in esame solo una prospettiva quella di un chakra è il limite dell discipline, cosa che hai ben fatto notare in questo commento. Ed è motivo del mio lavoro qui.
“Molti operano intuitivamente, senza pensarci troppo, ma quando si studia la teoria, la domanda sorge spontanea.” Aprirei un immenso capitolo sul come le persone operano quando parliamo di energia. L’intuito è sempre un altro livello di osservazione.. così come se parliamo di teoria , è buona cosa conoscere, ma ricordati che spesso i più grandi guaritori sono persone che non hanno studiato. A volte la teoria come vedi complica le cose. Quando si studia non bisogna prendere tutto per vero specialmente in questo ambito. Anzi, spesso ti accorgerai che hai solo riempito la testa di cose inutili e te lo dico da grande studioso dell’energia… tanto ho messo e tanto ho tolto, ma quello che mi è rimasto è solo ciò che mi è servito e mi continuerà a servire, quella è la vera teoria. Essa però ha bisogno di un filo che lega tutto per bene, e quello lo ha solo la nostra Anima che ha accesso al patrimonio infinito di informazioni che puoi cercare. LA medicina cinese, l’ayurveda, la medicina tradizionale non puoi saper tutto e pensare di essere un operatore in grado di guarire, perchè dall’altra parte una guaritrice di una qualche foresta dell’Amazzonia con due erbe e un po di fumo ti guarisce una persona senza sapere nulla di quello che tu puoi aver studiato. Quando scrivi di chakra ci sono tantissimi Dottori che ti fanno discorsi da medici, hai il chakra tal dei tali bloccato e tanta roba che ben sappiamo… fanno corsi su corsi, diplomi su diplomi, week end impegnati… ma… hanno spesso un ego spropositato e poca energia di amore, in altri casi tutto il contrario..entrambi sono incompatibili per certi livelli di guarigione energetica… Avere tanti diplomi non serve granché te lo assicuro.. specialmente se il lavoro di connessione non parte da dentro… più guarisci te stesso e più puoi far si che Dio guarisca altri attraverso di te…ma devi annientare il tuo IO per poterlo fare.. e con questo apriamo un discorso che richiede parecchia attenzione..
Grazie Fabrice, sento molta risonanza con ciò che hai condiviso. Mi è piaciuto moltissimo il modo in cui hai descritto il tuo percorso di studio, quando dici che tanta teoria hai studiato e tanta ne hai tolta, è un principio alchemico che sento profondamente anche nel mio cammino ovvero ciò che resta è ciò che serve, ciò che vibra con me. A volte le domande teoriche mi assalgono perché vedo che nel mio modo di canalizzare, non seguo una struttura fissa, ma mi lascio guidare dalla frequenza, dal gesto proprio incarnato, queste sono esperienze profondamente personali che nessun tipo di diploma può donarti. Per questo mi sento molto vicina al concetto che hai espresso sulla simultaneità quando dici che tutto coesiste e ogni prospettiva è solo una delle tante possibili. Quando lavoro non separo chakra, piani o corpi, ma li sento come una rete viva, che si attiva secondo ciò che richiedo al momento di essere rilevato. Sono d’accordo con te e ti ringrazio per aver dato voce con tanta chiarezza e umiltà a un sentire che spesso è difficile da spiegare. Il tuo modo di parlare dell’energia mi conferma che siamo in ascolto dello stesso campo e anche questa è una forma di guarigione 🙏✨